irata

Pensare ogni cosa fino a far tremare la gente

Casini d’Italia

Nell’ultimo anno o poco più c’è stato un politico che ha cercato di distinguersi attraverso una strategia apparentemente coraggiosa e eticamente rigorosa. Il politico in questo è Ferdinando Casini.

Per chi (comprensibilmente) non avesse seguito il percorso del Casini degli ultimi tempi ecco un breve riassunto. Dopo aver rifiutato di fondersi nel PDL, Casini e il suo UDC si sono isolati da qualsiasi partnership politica col progetto dichiarato di creare un nuovo centro. Il segretario non ha lesinato critiche (soprattutto su questioni morali) ai suo ex compagni di governo. Ha condannato più volte il primo ministro Silvio Berlusconi e il suo modo di fare politica. Ha dimostrato apprezzamenti ai suoi ex avversari , soprattutto ai centristi del PD (Rutelli ed amici). Ha ripetutamente dichiarato di non preoccuparsi di tornare al governo ma di stare attuando una strategia a lungo termine per dare all’Italia una politica degna di questo nome.

Fin qui tutto bene.

Veniamo ad oggi. Tempo di elezioni. Proprio sulle elezioni sembra infatti cadere l’asino Casini. I primi scricchiolii li abbiamo sentiti quando l’UDC ha dichiarato la sua strategia elettorale per le prossime regionali. Strategia sintetizzabile in poche parole: “andiamo con chi ci fa comodo dove ci fa comodo”.  Ma una critica del genere suonerebbe demagogica, infatti è stata fatta propria da grandi demagoghi come Umberto Bossi e Silvio Berlusconi. Si sa che la politica è un affare complesso in cui i duri e puri non hanno vita facile e i giochi di alleanze fanno, per così dire, parte del mestiere. È stata un’altra, infatti, l’elezione che ha messo in scacco il nostro Casini. L’elezione di Nichi Vendola in Puglia attraverso le primarie di alleanza. La Puglia è (era) una regione in cui all’UDC faceva comodo allearsi con la sinistra (vittoria facile e veloce). A facilitare l’amico Casini si è adoperato persino il lider maximo del riformismo italiano, il raffinato stratega politico Massimo D’Alema. Ma la caratteristica distintiva della strategia politica dalemiana, si sa, è quella di fallire sempre miseramente.

E qui viene il bello. Vedendo svanire sotto gli occhi la sua bella regione cosa fa l’alfiere della democrazia, il garante dell’eticità politica, colui che è capace di fare la morale alla morale stessa, il nostro amico Casini? Probabilmente, ma non possiamo provarlo, in un primo momento va nel pallone. Ma poi si risveglia il democristiano mai sopito che alberga in lui. Stravolge tutte le carte in tavola (le aveva date lui) e si accorge di aver sbagliato; che l’alleanza migliore (per il paese? per il popolo? per le casse del partito?) è quella con i suoi di ieri avversari politici. Naturalmente nemmeno lui ha la faccia di dichiarare pubblicamente un tale repentino voltafaccia, così per mascherarlo si ingegna e riesce a peggiorare la sua situazione (il breve sodalizio con D’Alema qualcosa gli ha lasciato). Casini infatti non va a destra, ma chiede alla destra di andare a lui, di convergere sul candidato UDC. Grasse risate dal Popolo della Libertà. Berlusconi fa orecchie da mercante (chi più di lui) e propone un nuovo candidato comune per la Puglia (la Daddario?).

Ed eccoci alla fine della storia. Si dice che non si può giudicare un politico in tempo di campagna elettorale, perché mente sicuramente. Ironicamente in questo caso è stata proprio la campagna elettorale a far trapelare la verità sul nostro amico centrista.

Nelle prossime puntate. L’unica strategia vittoriosa sarà al solito quella del primo ministro. Casini si piegherà al volere del sua ritrovata maestà, dimostrando che alla resa dei conti quel che veramente conta per lui sono i conti stessi (numero di poltrone, di assessorati, vedete voi). Con buona pace della sinistra moderato-riformista che lo vedeva come l’Alleato in grado di aiutarli a spazzare via il Cavaliere Oscuro (la disperazione, è risaputo, fa vedere spesso cose che non esistono). E con buona pace di noi casino-scettici, che possiamo vedere confermata la nostra serena ma radicata convinzione che “democristiano” ed “etico”  non possono mai trovare spazio nella stessa proposizione.