Leghismo e barbarie II
Quasi a riprova di quanto sostenuto poche ore fa, ecco un’altra perla di saggezza da un importante esponente leghista, il ministro Roberto Maroni : “In questi anni è stata tollerata l’immigrazione clandestina che ha alimentato la criminalità e ha generato situazioni di forte degrado».
Si riferisce naturalmente ai fatti di Rosarno. In breve: immigrati clandestini vengono sfruttati dalla ‘ndrangheta che si approfittano della loro situazione illegale e precaria. Uno di loro viene colpito da uno sparo proveniente da un fucile ad aria compressa. I clandestini, questi bastardi, si ribellano. Non è la prima volta che capita.
Ed ecco intervenire prontamente l’esponente leghista a ricordarci che non ha importanza che tanti italiani di sangue, con regolare cittadinanza, non si fanno problemi a sfruttare lo sfruttabile. Sfruttare il lavoro di persone senza alternative. Sfruttare le demenziali norme vigenti in fatto di immigrazione per tenerli sotto il loro giogo. Sfruttare tutto quel che possono in nome del profitto. No, questo è tollerabile. Dopotutto è frutto dell’ingegno italico, la famosa arte di arrangiarsi.
Quello che non è tollerabile, che non può essere accettato, non è il comportamento infame e barbaro dei cittadini italiani, quello sembra ormai diritto intrinseco del possedere la cittadinanza (è la stessa dinamica che vale per il silenzio sulle violenze domestiche compiute dagli italiani nella privacy delle loro case vs. i rari ma pubblicizzatissimi stupri rumeni). Quello che va represso, che il nobile cittadino padano non può accettare, è che esista l’immigrazione clandestina. L’incredibile fatto, in poche parole, che non tutti i disperati che attraversano il mediterraneo muoiano nel mare o vengano spediti in campi di concentramento gestiti in concorso con liberalissime nazioni del nord dell’Africa.
Il fatto che la reazione dei clandestini sia stata violenta in questo frangente è del tutto secondaria, sono pochi i dubbi che a una protesta pacifica sarebbero seguite dai cari amici leghisti reazioni analoghe. L’immigrato, nell’ideologia leghista, è poco più di un animale che è tollerato finché si lascia sfruttare (nella terrona Calabria come nel padanissimo Veneto, poco conta, quando si parla di straniero le beghe interne vengono temporaneamente messe da parte) ma che non deve neanche pensare di integrarsi, di sentirsi “italiano” (anche se presto saranno gli unici per cui poterlo essere sarà una conquista e non una vergogna), di dire quello che pensa. Niente più che una bestia da soma. Quando al sostantivo immigrato si aggiunge l’aggettivo clandestino la situazione peggiora. L’animale diventa oggetto, un oggetto comodo e scomodo allo stesso tempo. Comodo perché la sua esistenza è funzionale a un certo modo di fare politica (dove sarebbe la Lega senza immigrazione clandestina e immigrati in genere?), scomodo perché va eliminato, allontanato con qualsiasi mezzo, e finché non si è riuscito ad allontanarlo, ha il solo diritto di soffrire (vedi cpt, cpi e via dicendo).
Ecco che dopo un leghista la cui paura irrazionale fra confondere terrorismo e pulizia (vedi post precedente) ne arriva un altro che percorrendo gli stessi bizzarri sentieri mentali non si rende contro di tralasciare problemi come lo sfruttamento del lavoro, la criminalità organizzati e via dicendo mentre attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali lenti concentra lo sguardo sulla grave piaga dell’immigrazione clandestina (che piaga lo è, ma per gli immigrati non per gli italiani che alla fine ci guadagnano).
Restiamo in attesa di qualche leghista che dichiari che dato che le colf filippine potrebbero rubare i sudati risparmi dei padani vecchietti, forse è meglio rispedirle nel loro paese e lasciar morire i vecchietti affogati nella loro merda.