Leghismo e barbarie democratica
Pare che la Lega abbia chiesto alla provincia di Trento di rimuovere un’impresa di pulizia costituita da musulmani. Motivo addotto: potrebbero accedere ai dati sensibili dei computer. Le notizie riguardanti la lega hanno la caratteristica peculiare di commentarsi sempre da sole, ma non ci faremo demoralizzare e tenteremo comunque un’interpretazione.
Il primo dato che salta all’occhio è il timore che degli addetti alle pulizie si rivelino pericolosi terroristi in incognito capaci di attentare alla sicurezza provinciale. Come possiamo leggere questo elemento? Principalmente in due modi.
Il primo, più che una legittima preoccupazione, rivela la scarsa fiducia che i legisti nutrono nelle loro stesse misure di sicurezza. È possibile che una ditta venga assunta in Provincia con così pochi criteri di sicurezza da poter rivelarsi una cellula terroristica in incognito? Oppure i leghisti ignorano semplicemente la possibilità di proteggere i loro computer con una password? L’analfabetismo informatico dei nostri politici è abbastanza noto da non poter escludere neanche un’opzione tanto paradossale. Dichiarare che nessun musulmano debba lavorare in un ufficio statale perché potrebbe compromettere la sicurezza non equivale a dichiarare una totale sfiducia nelle proprie misure di controllo e sicurezza? A questo punto non è legittimo chiedersi se i veri attentatori alla sicurezza siano dei potenziali terroristi travestiti da spazzini o le persone deputate al mantenimento della sicurezza. È ironico notare come questi leghisti scagliandosi contro i musulmani in nome di una sicurezza-spauracchio-da-sbandierare, ammettano allo stesso tempo come della sicurezza-concreta-reale non si curino affatto. Se questo accade è perché considerano la sicurezza più un valore ideale che non una tematica concreta, quello cui tengono è il loro principio di sicurezza e non la sicurezza reale di persone e istituzioni.
Ma c’è un altro aspetto che va tenuto in considerazione. Chiediamoci come e perché si debba sospettare che degli innocui impiegati di una ditta delle pulizie possano essere considerati temibili pericolosi sociali. La risposta che ci viene proposta è sempre la stessa: la Lega è una forza politica che fa leva sulle paure dei settori più vulnerabili della nostra società attraverso una continua azione propagandistica. I primi a condannare come propaganda le uscite più radicali della lega sono i loro stessi alleati (e questo caso non fa eccezione). Questo comportamento, che potrebbe essere letto come un voler smarcarsi da posizioni considerate troppo estreme (un comportamento chiaramente di facciata dato che allo stesso tempo si continua ad allearsi e governare, e quindi ad essere intimamente legati, con chi di queste posizione fa la propria ragion d’essere, ma questa concezione “del necessario compromesso” è tipico della politica italiana, al di là di chi ne faccia uso, gruppi razzisti, progressisti moderati, minoranze sessuali e così via, pare che la politica non possa essere che un atto di compromesso al ribasso, gli unici ad esimersene, a volte con successo, sono le forze più radicali, vedi lega e Italia dei valore) se osservato attentamente si rivela essere proprio il contrario di ciò che sembra: non una condanna di certi atteggiamenti leghisti ma una difesa dell’immagine pubblica della lega, un modo di sminuire il reale significato e la reale portata delle loro affermazioni derubricandoli ad espedienti propagandistici. E se i politici leghisti non fossero cinici calcolatori che giocano sulle paure irrazionali ma fossero loro stessi in preda alla paura? L’irrazionalità è il nucleo fondante del pensiero razzista, e decine di dichiarazioni ed azioni (compresa quella di cui si parla ora) sono lì a testimoniare quanto il pensiero leghista sia irrazionale: al punto da svelare la totale noncuranza che si nutre per la sicurezza reale proprio quando se ne chiede di più.
Naturalmente ammettere la vera natura della lega, non solo forza politica demagogica e razzista ma forza politica che agisce essa stessa in preda alla stessa paura irrazionale di cui sono vittima anche i suoi elettori, avrebbe conseguenze gravissime sul sistema politico nazionale. Ammettere che il nostro sistema democratico consente a un’entità politica guidata dalle paure più irrazionali di avere un ruolo così incisivo nel processo decisionale che definisce la natura stessa della nostra società equivarrebbe a dire che la democrazia ha una falla grave che ne mina le fondamenta stesse. La storia moderna non manca di esempi di fanatici-carimastici supportati da fanatici-e-basta che arrivano alle più alte cariche dello stato con conseguenze anche disastrose per l’equilibro socio-politico mondiale. Ma, fino ad ora, si erano sempre giustificate queste ascese con la scusa di un sistema poco democratico che sfociava naturalmente in dittatura. Ora sembra che un certo tipo di fare politica sia riuscito a mascherarsi in modo da essere accettato anche all’interno dei confini della cosiddetta democrazia elettorale (un fenomeno che non è limitato all’Italia anzi è ormai di dimensioni mondiali), o, forse, si comincia a capire come la democrazia elettorale non sia un sistema ma un ideale, che passata la stagione di esaltazione che segue alla conquista di nuovi diritti si è indebolito al punto da diventare nient’altro che contenitore di qualsiasi basso istinto la “maggioranza” provi in un determinato momento. Ma affermare questo significherebbe affermare il poco valore che ha in fin dei conti la democrazia così come è venuta a delinearsi nell’ultimo mezzo secolo. Delegittimare il valore del voto popolare, del consenso maggioritario aprirebbe un vuoto in cui sprofonderebbe tutta la società contemporanea, data la mancanza di alternative (ma, soprattutto, di capacità e volontà di crearle delle nostre classi politiche e dei nostri attivisti di varia natura). Non ci resta che tenerci questo sistema puramente formale, adeguarci a vedere considerati razzismo, intolleranza ed egoismo come legittimi valori di una società democratica, e sopportare con pazienza chi ci dice, che non c’è alternativa alla democrazia e al voto.
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