irata

Pensare ogni cosa fino a far tremare la gente

La bellezza come pratica politica

La reazione del direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, all’annuncio della candidatura di Renata Polverini per la regione Lazio (“Non mi ero neanche accorto che fosse una donna”) si presta a due diverse interpretazioni.

LA PRIMA

Dimentichiamo per un attimo la più diretta e scontata lettura femminista e politicamente corretta, e prendiamo per buono il fatto che il direttore di un’importante testata giornalistica non possa essere un maschilista capace solo di reazioni di pancia ad un fatto politico. Quello che ci rimane è l’essenza, intatta, della dichiarazione di Feltri, ovvero: “Io, giornalista affermato, direttore della principale testata del centro-destra, non so distinguere un uomo da una donna”. Quella che a prima vista potrebbe sembrare un’affermazione provocatoria, nasconde invece un importante frammento di verità. Non è infatti la cifra specifica del giornalismo (dichiaratamente) di parte, quella di basare le proprie analisi su un pre-concetto che trascende dalla “contingente” realtà dei fatti? Possiamo notarlo osservando la tipica reazione a questo tipo di giornalismo da parte di due lettori con opinioni antitetiche. Spesso e volentieri, la reazione di chi è d’accordo sarà sulla linea del “ci ha proprio preso, è proprio questa la realtà”, mentre quella di chi ha idee opposte probabilmente sarà “è totalmente distante dalla realtà”. Entrambe le reazioni saranno, naturalmente, in qualche modo erronee, in quanto il giornalismo parziale non è interessato alla realtà, non ha necessità di distinguere “l’uomo dalla donna”, il bianco dal nero, di analizzare il “fatto contingente”, il fatto di cui si interessa è sito su un altro livello della sfera interpretativa, il livello ideologico, che in quanto ideologico è portatore di una verità superiore.

LA SECONDA

Se prendiamo per buona, come effettivamente dovremmo se non vogliamo essere noi stessi ideologici, la lettura femminista e politicamente corretta della dichiarazione di Feltri, non dobbiamo scagliarci indignati verso il contenuto offensivo della dignità femminile e così via delle sue parole: una lettura (politicamente) corretta di questa affermazione (politicamente) scorretta, esige che indossiamo noi stessi le lenti della scorrettezza per scorgerne la reale natura. Quando Feltri dice di non essersi accorto che la Polverini fosse una donna, non dichiara di ritenerla così poco attraente da non notarne la femminilità. La sua non è infatti la valutazione di un fatto estetico, ma la valutazione di un fatto politico. Ciò che  intende è dunque che non la considera abbastanza attraente da essere candidabile. Qui arriviamo al vero significato della dichiarazione di Feltri: questa donna, candidata alle elezioni, non è abbastanza avvenente che io possa notarla, dunque, è una candidatura persa in partenza. Questa formula, lontana dall’essere scandalosa o lesiva della dignità femminile, è in realtà la formula vincente del centro-destra, e, nello stesso tempo, la formula perdente del centro-sinistra femminista e politicamente corretto. Non è, infatti, che le donne di centro-destra non capiscano l’insulto al loro genere intrinseco in questa visione, le donne di centro-destra condividono e sposano la formula di bellezza vincente. Cos’è se non la conformazione consapevole a questo standard di bellezza vincente l’abitudine delle donne di centro-destra (e delle più anticonformiste del centro-sinistra) di sopperire con prodotti cosmetici, diete dimagranti e chirurgia estetica alle mancanze della natura nei loro confronti? Cos’è se non una consapevole solidarietà femminile (da parte di entrambi i settori politici) il difendere ad oltranza gli (inesistenti) meriti di altre donne come loro che si sono fatte strada con qualità ben distanti dalla preparazione  e l’intelligenza? Cosa c’è di sbagliato in tutto ciò? Nulla. Questa donna che capisce e si adegua non è una donna ingenua ed ignorante, ma l’animale più intelligente e capace di evolversi, che si adatta allo standard che ne garantisce la sopravvivenza e la prosperità. Per questo tutti gli appelli femministi e progressisti alla dignità femminile cadono nel vuoto, perché è proprio tramite le dinamiche che questi appelli condannano che la donna di oggi può acquisire dignità e rispetto¹. Se esiste un modo di scardinare questo sistema tanto radicato, di sicuro non è quello di presentare come antitesi il modello della donna bruttina ma intelligente e preparata (modello tanto oggettivamente nobile quanto nei fatti perdente). L’unico modo di scardinare un sistema vigente è quello di farlo, innanzitutto proprio, giocare sulle sue debolezze e le sue mancanze. Nei fatti si tratta di candidare donne (e uomini) belle e intelligenti-preparate, che possano far presa sui (poco nobili) istinti predominanti e in seguito dimostrare (se questo è ancora vero) che a fare veramente la differenza non sia il loro aspetto bensì la loro preparazione (non è questo il motivo del successo del modello barack/michelle obama?).

Probabilmente, fino ad allora, il direttore de il Giornale avrà ragione.

¹ A questo proposito appare chiaro come non esista nessuna donna-maschilizzata-con-le-palle  né uomo-femminilizzato-metrosexual, è solo che la nostra società contemporanea non si regge più sulla necessità di mantenere questi due ruoli ben distinti e differenziati, ma su questo nuovo genere-ibrido che non è né maschile né femminile nel senso che abbiamo finora dato a questi termini.