È una legge dura, cambiamo la legge
Il governo del fare, vittima del pregiudizio e dei complotti, impegnato solo nel bene dell’Italia, vedendo arrivare la fine dell’estate, si rimette al lavoro. Preso tra crisi economiche che non accennano a passare, lotte sindacali e conflitti interni di governo, giustamente l’esecutivo decide di dedicarsi al processo breve.
Il ministro Alfano sui giornali di oggi si dedica a una revisione, diciamo storica, del significato e della portata del provvedimento, sottolineandonne gli aspetti di snellimento burocratico e di risparmio economico.
L’asino casca sulla norma transitoria, che pare porterebbe alla cancellazione di un copioso numero di processi, compressi alcuni che interessano, sorpresa, il presidente del consiglio.
Facile immaginare che entro un’ora sui giornali leggeremo le risposte dell’opposizione, che, fedele alla semantica, si opporrà su tutta la linea. Perché invece non appoggiare la legge? Perché non partecipare a questo processo di semplificazione, di risparmio, appoggiarlo, essere d’aiuto ma opporsi strenuamente solo alla norma transitoria?
Strategicamente credo sarebbe opportuno concentrarsi esclusivamente sul punto debole (e malandrino) del provvedimento. Dichiarasi ad alta voce favorevoli ad accelerare i tempi dei processi, complimentarsi col ministro che ha già anticipato che lavorerà a trovare nuove risorsi per i processi veloci, e concentrare tutta l’attenzione negativa sulla norma salva-premier. In linguaggio populistico: “Vi aiutiamo ad accelerare i processi, a migliorare la giustizia, ma non fate i furbi, eliminate questa norma che serve solo a voi, e vi votiamo.”
Il pregio di una posizione del genere, oltre che la chiarezza che spesso manca all’opposizione, sarebbe quello di dimostrarsi disponibili e concentrare tutta l’attenzione su quello che il governo vorrebbe far passare, furbamente, come un punto come tanti, oggetto di un accanimento ideologico. Non solo, un’azione di questo tipo, mettere all’angolo l’opposizione interna al PDL, che sulla legalità si è formata e sulla legalità basa la sua credibilità. Davanti a una posizione così ragionevole, le forze che fanno capo al presidente della camera non potrebbero che fare da sponda all’opposizione.
Il governo a quel punto non potrebbe che farne una guerra ideologica, che con lo snellimento burocratico avrebbe poco a fare, tantomeno con l’accelerazione dei tempi della giustizia. Sarebbe lui però, a dover gettare via la maschera e combattere in difesa, con ben poche scuse ed isolato su una posizione intransigente. È facile immaginare come pdl e lega si troverebbero, in una situazione del genere, soli ed accerchiati, con non poco dissenso da parte della Lega, che sulla giustizia e l’onestà basa la sua identità. E con sempre più fastidio da parte di quei deputati del PDL, che per ora sono dentro, ma potrebbero sempre stancarsi di reggere il cerino che nasconde i peccati del loro presidente.