Svegliatevi!
In Italia il tempo cambia spesso e quando meno te l’aspetti. Quello politico non fa eccezione. Proprio quando sembrava avessimo consegnato definitivamente il paese a una coalizione tanto pericolosa quanto imbattibile, che riusciva a resistere ad ogni colpo (tutti cercati e meritati) che gli veniva inferto dall’esterno, eccoli all’improvviso rovinarsi da soli. A riprova del vecchio detto americano, “dai nemici mi guardi Dio, che dagli amici mi guardo io”, l’inarrestabile macchina da corruzione che è il nostro attuale governo ha cominciato a ingolfarsi per merito dei suoi ingranaggi interni. E dire che sembrava non ce ne saremmo mai più liberati (a riprova questo anche del fatto che, ci facciamo un po’ tutti fottere il cervello dall’opinione dominante e l’immagine della realtà che ci propagandano i media).
I segnali della caduta sono stati tanti e tutti sono stati analizzati sotto ogni angolo da ogni immaginabile opinionista della stampa (la tv per non sbagliarsi tace). Non ci interesseremo dunque delle strategie politiche di improvvisamente ex alleati, né tantomeno di quelle mediatiche dei squallidi giornalisti prezzolati che infestano le nostre edicole e i nostri browser. Quello che ha attirato la mia attenzione è la strategia, o meglio la sua mancanza, che ha seguito l’atteso quanto inconcludente meeting del duo B.B. Per la precisione, più che mancare di una strategia, sembra proprio che a questo punto i due non sappiano che pesci prendere.
Il Grande Comunicatore, che nonostante sembri un disco rotto ormai da un anno (o dieci) sembra sempre imbroccare la canzone che piace agli italiani, balbetta accuse credibili solo per i suoi accoliti più sfegatati. Dopo aver offerto per due mesi l’immagine di una lotta intestina violenta come poche, con insulti, accuse e minacce reciproche all’ordine del giorno, dopo aver dato luogo a minacce che ha dovuto rimangiarsi a suon di sondaggi, dopo aver implorato improbabili alleanze e ricevuto porte in faccia, non trova di meglio da dire che tutto è a posto, che a litigare sono gli altri, che sono gli altri a ricercare improbabili ammucchiate (che detto da lui fa ridere due volte). Alcuni ci crederanno, i fedeli disposti a credere anche ai magistrati invasori alieni e all’indipendenza intellettuale di Bondi; ma quando si riesce a parlare solo allo zoccolo duro, si sopravvive ma non si vince.
La seconda B. (che sembrerebbe ma non sta per la classe in cui si è fermato) aveva sempre avuto l’unico e discutibile pregio, di dire sempre le cose come stanno. Adesso ha perso pure quello. Se non lo fossero sempre state, verrebbe da dire che ora le sue dichiarazioni sono deliranti. Non siamo andati al voto, dice, ma le elezioni le avremmo vinte di sicuro. Ma il presidente non voleva, Bersani piangeva, e Berlusconi si è impietosito. Dopo aver urlato alle elezioni anticipate per due mesi, dopo aver promesso di raddrizzare la schiena all’alleato indeciso, è bastato un pranzo ed eccolo uscire dichiarando più o meno “era tutto uno scherzo”. “Tutto va bene”. A questo punto anche il solitario moscone che alberga nella testa del più becero dei leghisti si starà chiedendo qualcosa.
Più le cose cambiano, più rimangono le stesse; dicono sempre gli americani di prima. E infatti per un governo che mostra i primi segni di cedimento, c’è sempre un opposizione che di mostrarne di ripresa non se lo sogna nemmeno. Paure, indecisioni, finta sicurezza sono tutto quello che riesce a trasmettere. Se ci mettiamo tutti assieme può darsi pure che ce la facciamo, l’unica linea che riesce a immaginare. Laddove chi non è neanche entrato in parlamento si mostra spavaldo il secondo partito d’Italia non sa mai che pesci prendere (se non quelli in faccia che il governo nonostante come è messo non gli lesina).
Io credo che il centro sinistra, se vuole riuscire a fare qualcosa, non dico vincere, ma almeno dare l’impressione di svegliarsi, dev’essere coraggioso, saper rischiare. Il problema del centro sinistra, infatti, è di non saper immaginare oltre l’esistente. Tutto quello che sembra siano in grado di fare, è prendere i risultati delle ultime elezioni e addizionare i voti di abbastanza forse politiche da raggiungere il 51%. In mezzo ci finisce di tutto. Compreso chi non ha nessuna idea di ritrovarcisi. Il progresso e il cambiamento, che dovrebbero essere i motori di forze politiche di una certa provenienza, non si intravedono neanche all’orizzonte. Statistiche e sondaggi sembrano essere gli unici strumenti di misura di questa classe politica. L’evenienza di tirare fuori gli attributi, costruire un’alternativa modesta ma credibile, la possibilità di far cambiare idea a qualcuno di quelli che si è pronunciato a suo sfavore nelle ultime elezioni, non gli passa nemmeno per la testa. Come se l’elettorato fossero dei pezzi di lego, che ormai ci si è spartiti fra amici, e ognuno deve giocare con quelli che ha. È chiaro che così vince sempre quello che ne ha presi di più.
Il centro sinistra impari invece dalla sinistra radicale. Invece di cercare candidati estranei alla sua natura, nella speranza di interessare quell’elettorato moderato che non se li è mai cagati, si proponga senza timori. Dopotutto è il secondo partito del paese. Presenti un programma progressista. Parli a chi li vota e a chi non li vota più, non a chi non li ha mai votati né lo farà mai. Con Mastella non si vince. Non si vince con Casini. Figuriamoci con Fini. Si ricordi che lo strapotere elettorale dell’avversario è illusorio. Qualche punto percentuale di vantaggio non è certo un’egemonia. Avere il 55% dei seggi del senato perché ti sei fatto una legge che ti li assegna di default, non significa avere il sostegno del 55% degli italiani.
La sinistra vince solo se si presenta come sinistra. Qualsiasi ammucchiata alternativa non potrà mai proporre un progetto coerente ed efficace né attirare l’attenzione di nessuno. Il duo B.B. ha il suo progetto, demenziale, sovversivo, becero, fascista, ma coerente ed omogeneo. Parla alla parte peggiore del paese, ma è una parte unita. Li lega sicuramente l’interesse al potere, al denaro, alla corruzione e all’evasione, ma sono, per così dire, ideali condivisi ed organici. Il vecchio adagio per cui in politica conta solo vincere non vale più. Gli ultimi governi vittoriosi, di destra come di sinistra, si sono sciolti come gelati al sole. Anche il significato e il valore di “vincere”, andrebbe rivisto. Vincere in politica non può significare solo prendere più voti, ma proporre costruire e realizzare un’idea di società che formi e definisca il paese e non si presti ad essere sradicata da un giorno all’altro.
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