irata

Pensare ogni cosa fino a far tremare la gente

segni

stasera porto con me i segni di una tristezza infinita, la tristezza per tutte le cose che non saranno, per via di chi ha scelto di credere che non è in potenza di farle essere

un giorno mi stancherò di essere un mutante e mi presenterò a miei amici fidanzato con rihanna

dottorcarlo:

oneblood:

novaffanculotu:

miciomannaro:

Ieri a Londra, durante una manifestazione contro i tagli del governo conservatore ai finanziamenti per la scuola pubblica, un centinaio di ragazzi hanno “occupato” la sede dei Tories, il partito di maggioranza del governo, finendo la manifestazione ballando sul tetto dell’edificio.
Stamani, su Rainews, ho visto un servizio tradotto in italiano del telegiornale della BBC, che mi ha portato a fare un paio di considerazioni:
1 - Nonostante che per entrare nell’edificio siano stati sfasciate porte e  vetri, non ho visto nessuna manganellata da parte delle forze dell’ordine e il giornalista continuava tranquillamente a descrivere i manifestanti come “studenti”, senza tirare in ballo definizioni come “estremisti dei centri sociali”, facinorosi, no-global, o quant’altro. Studenti. Semplicemente.
2 - Vedendo a queste scene, mi è venuto da chiedermi se forse in Italia non siamo stati anche troppo tranquilli, davanti allo sfascio totale del paese, a come sono state ridotte sanità, scuola pubblica, aldilà dei comportamenti da sultano dell’innominabile. Si da tanto la colpa all’opposizione, specie a Bersani e al Pd in generale, di mancanza di fermezza e risolutezza nel contrastare questo regime (mediatico e non solo) ma anche buona parte della società civile, degli studenti, dei precari, dei lavoratori in genere, avrebbe dovuto, in questi ultimi anni, far sentire con più forza la propria voce.

D’accordo su tutto. I due punti credo si influenzino a vicenda.

siamo assolutamente delle pussy. il dissenso va manifestato in maniera proporzionale. la Gelmini avremmo dovuto appenderla in piazza apparendo moderati agli occhi del mondo.

unica differenza che in italia, quando si protesta troppo, la gente finisce sparata in testa? magari ci penserebbero di più anche gli inglesi

dottorcarlo:

oneblood:

novaffanculotu:

miciomannaro:

Ieri a Londra, durante una manifestazione contro i tagli del governo conservatore ai finanziamenti per la scuola pubblica, un centinaio di ragazzi hanno “occupato” la sede dei Tories, il partito di maggioranza del governo, finendo la manifestazione ballando sul tetto dell’edificio.

Stamani, su Rainews, ho visto un servizio tradotto in italiano del telegiornale della BBC, che mi ha portato a fare un paio di considerazioni:

1 - Nonostante che per entrare nell’edificio siano stati sfasciate porte e  vetri, non ho visto nessuna manganellata da parte delle forze dell’ordine e il giornalista continuava tranquillamente a descrivere i manifestanti come “studenti”, senza tirare in ballo definizioni come “estremisti dei centri sociali”, facinorosi, no-global, o quant’altro. Studenti. Semplicemente.

2 - Vedendo a queste scene, mi è venuto da chiedermi se forse in Italia non siamo stati anche troppo tranquilli, davanti allo sfascio totale del paese, a come sono state ridotte sanità, scuola pubblica, aldilà dei comportamenti da sultano dell’innominabile. Si da tanto la colpa all’opposizione, specie a Bersani e al Pd in generale, di mancanza di fermezza e risolutezza nel contrastare questo regime (mediatico e non solo) ma anche buona parte della società civile, degli studenti, dei precari, dei lavoratori in genere, avrebbe dovuto, in questi ultimi anni, far sentire con più forza la propria voce.

D’accordo su tutto. I due punti credo si influenzino a vicenda.

siamo assolutamente delle pussy. il dissenso va manifestato in maniera proporzionale. la Gelmini avremmo dovuto appenderla in piazza apparendo moderati agli occhi del mondo.

unica differenza che in italia, quando si protesta troppo, la gente finisce sparata in testa? magari ci penserebbero di più anche gli inglesi

Ma adesso avete voi il potere,
adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia,
gli dei, i comandamenti ed il dovere,
purtroppo, non so come, siete in tanti e molti qui davanti
ignorano quel tarlo mai sincero
che chiamano “Pensiero”…

—Canzone di notte n° 2 - Francesco Guccini

gli zii di sarah

Chiunque non provi un moto di schifo per come i media italiani stanno affrontando la vicenda dell’adolescente ammazzata, chiunque un moto lo provi di curiosità per la vicenda ed i suoi risvolti farebbe bene a preparare un cappio cui impiccarsi; sono queste le persone e la mentalità, che hanno fatto, col gentile aiuto di televisioni e imbonitori vari, di questo paese la fogna che è diventata.

Schifo.

andrea pazienza

andrea pazienza

È una legge dura, cambiamo la legge

Il governo del fare, vittima del pregiudizio e dei complotti, impegnato solo nel bene dell’Italia, vedendo arrivare la fine dell’estate, si rimette al lavoro. Preso tra crisi economiche che non accennano a passare, lotte sindacali e conflitti interni di governo, giustamente l’esecutivo decide di dedicarsi al processo breve.

Il ministro Alfano sui giornali di oggi si dedica a una revisione, diciamo storica, del significato e della portata del provvedimento, sottolineandonne gli aspetti di snellimento burocratico e di risparmio economico.

L’asino casca sulla norma transitoria, che pare porterebbe alla cancellazione di un copioso numero di processi, compressi alcuni che interessano, sorpresa, il presidente del consiglio.

Facile immaginare che entro un’ora sui giornali leggeremo le risposte dell’opposizione, che, fedele alla semantica, si opporrà su tutta la linea. Perché invece non appoggiare la legge? Perché non partecipare a questo processo di semplificazione, di risparmio, appoggiarlo, essere d’aiuto ma opporsi strenuamente solo alla norma transitoria?

Strategicamente credo sarebbe opportuno concentrarsi esclusivamente sul punto debole (e malandrino) del provvedimento. Dichiarasi ad alta voce favorevoli ad accelerare i tempi dei processi, complimentarsi col ministro che ha già anticipato che lavorerà a trovare nuove risorsi per i processi veloci, e concentrare tutta l’attenzione negativa sulla norma salva-premier. In linguaggio populistico: “Vi aiutiamo ad accelerare i processi, a migliorare la giustizia, ma non fate i furbi, eliminate questa norma che serve solo a voi, e vi votiamo.”

Il  pregio di una posizione del genere, oltre che la chiarezza che spesso manca all’opposizione, sarebbe quello di dimostrarsi disponibili e concentrare tutta l’attenzione su quello che il governo vorrebbe far passare, furbamente, come un punto come tanti, oggetto di un accanimento ideologico. Non solo, un’azione di questo tipo, mettere all’angolo l’opposizione interna al PDL, che sulla legalità si è formata e sulla legalità basa la sua credibilità. Davanti a una posizione così ragionevole, le forze che fanno capo al presidente della camera non potrebbero che fare da sponda all’opposizione. 

Il governo a quel punto non potrebbe che farne una guerra ideologica, che con lo snellimento burocratico avrebbe poco a fare, tantomeno con l’accelerazione dei tempi della giustizia. Sarebbe lui però, a dover gettare via la maschera e combattere in  difesa, con ben poche scuse ed isolato su una posizione intransigente. È facile immaginare come pdl e lega si troverebbero, in una situazione del genere, soli ed accerchiati, con non poco dissenso da parte della Lega, che sulla giustizia e l’onestà basa la sua identità. E con sempre più fastidio da parte di quei deputati del PDL, che per ora sono dentro, ma potrebbero sempre stancarsi di reggere il cerino che nasconde i peccati del loro presidente.

Svegliatevi!

 

In Italia il tempo cambia spesso e quando meno te l’aspetti. Quello politico non fa eccezione. Proprio quando sembrava avessimo consegnato definitivamente il paese a una coalizione tanto pericolosa quanto imbattibile, che riusciva a resistere ad ogni colpo (tutti cercati e meritati) che gli veniva inferto dall’esterno, eccoli all’improvviso rovinarsi da soli. A riprova del vecchio detto americano, “dai nemici mi guardi Dio, che dagli amici mi guardo io”, l’inarrestabile macchina da corruzione che è il nostro attuale governo ha cominciato a ingolfarsi per merito dei suoi ingranaggi interni. E dire che sembrava non ce ne saremmo mai più liberati (a riprova questo anche del fatto che, ci facciamo un po’ tutti fottere il cervello dall’opinione dominante e l’immagine della realtà che ci propagandano i media).

I segnali della caduta sono stati tanti e tutti sono stati analizzati sotto ogni angolo da ogni immaginabile opinionista della stampa (la tv per non sbagliarsi tace). Non ci interesseremo dunque delle strategie politiche di improvvisamente ex alleati, né tantomeno di quelle mediatiche dei squallidi giornalisti prezzolati che infestano le nostre edicole e i nostri browser. Quello che ha attirato la mia attenzione è la strategia, o meglio la sua mancanza, che ha seguito l’atteso quanto inconcludente meeting del duo B.B. Per la precisione, più che mancare di una strategia, sembra proprio che  a questo punto i due non sappiano che pesci prendere. 

Il Grande Comunicatore, che nonostante sembri un disco rotto ormai da un anno (o dieci) sembra sempre imbroccare la canzone che piace agli italiani, balbetta accuse credibili solo per i suoi accoliti più sfegatati. Dopo aver offerto per due mesi l’immagine di una lotta intestina violenta come poche, con insulti, accuse e minacce reciproche all’ordine del giorno, dopo aver dato luogo a minacce che ha dovuto rimangiarsi a suon di sondaggi, dopo aver implorato improbabili alleanze e ricevuto porte in faccia, non trova di meglio da dire che tutto è a posto, che a litigare sono gli altri, che sono gli altri a ricercare improbabili ammucchiate (che detto da lui fa ridere due volte). Alcuni ci crederanno, i fedeli disposti a credere anche ai magistrati invasori alieni e all’indipendenza intellettuale di Bondi; ma quando si riesce a parlare solo allo zoccolo duro, si sopravvive ma non si vince.

La seconda B. (che sembrerebbe ma non sta per la classe in cui si è fermato) aveva sempre avuto l’unico e discutibile pregio, di dire sempre le cose come stanno. Adesso ha perso pure quello. Se non lo fossero sempre state, verrebbe da dire che ora le sue dichiarazioni sono deliranti. Non siamo andati al voto, dice, ma le elezioni le avremmo vinte di sicuro. Ma il presidente non voleva, Bersani piangeva, e Berlusconi si è impietosito.  Dopo aver urlato alle elezioni anticipate per due mesi, dopo aver promesso di raddrizzare la schiena all’alleato indeciso, è bastato un pranzo ed eccolo uscire dichiarando più o meno “era tutto uno scherzo”. “Tutto va bene”. A questo punto anche il solitario moscone che alberga nella testa del più becero dei leghisti si starà chiedendo qualcosa.

Più le cose cambiano, più rimangono le stesse; dicono sempre gli americani di prima. E infatti per un governo che mostra i primi segni di cedimento, c’è sempre un opposizione che di mostrarne di ripresa non se lo sogna nemmeno. Paure, indecisioni, finta sicurezza sono tutto quello che riesce a trasmettere. Se ci mettiamo tutti assieme può darsi pure che ce la facciamo, l’unica linea che riesce a immaginare. Laddove chi non è neanche entrato in parlamento si mostra spavaldo il secondo partito d’Italia non sa mai che pesci prendere (se non quelli in faccia che il governo nonostante come è messo non gli lesina).

Io credo che il centro sinistra, se vuole riuscire a fare qualcosa, non dico vincere, ma almeno dare l’impressione di svegliarsi, dev’essere coraggioso, saper rischiare. Il problema del centro sinistra, infatti, è di non saper immaginare oltre l’esistente. Tutto quello che sembra siano in grado di fare, è prendere  i risultati delle ultime elezioni e addizionare i voti di abbastanza forse politiche da raggiungere il 51%. In mezzo ci finisce di tutto. Compreso chi non ha nessuna idea di ritrovarcisi. Il progresso e il cambiamento, che dovrebbero essere i motori di forze politiche di una certa provenienza, non si intravedono neanche all’orizzonte. Statistiche e sondaggi sembrano essere gli unici strumenti di misura di questa classe politica. L’evenienza di tirare fuori gli attributi, costruire un’alternativa modesta ma credibile, la possibilità di far cambiare idea a qualcuno di quelli che si è pronunciato a suo sfavore nelle ultime elezioni, non gli passa nemmeno per la testa. Come se l’elettorato fossero dei pezzi di lego, che ormai ci si è spartiti fra amici, e ognuno deve giocare con quelli che ha. È chiaro che così vince sempre quello che ne ha presi di più.

Il centro sinistra impari invece dalla sinistra radicale. Invece di cercare candidati estranei alla sua natura, nella speranza di interessare quell’elettorato moderato che non se li è mai cagati, si proponga senza timori. Dopotutto è il secondo partito del paese. Presenti un programma progressista. Parli a chi li vota e a chi non li vota più, non a chi non li ha mai votati né lo farà mai. Con Mastella non si vince. Non si vince con Casini. Figuriamoci con Fini.  Si ricordi che lo strapotere elettorale dell’avversario è illusorio. Qualche punto percentuale di vantaggio non è certo un’egemonia. Avere il 55% dei seggi del senato perché ti sei fatto una legge che ti li assegna di default, non significa avere il sostegno del 55% degli italiani.

La sinistra vince solo se si presenta come sinistra. Qualsiasi ammucchiata alternativa non potrà mai proporre un progetto coerente ed efficace né attirare l’attenzione di nessuno. Il duo B.B. ha il suo progetto, demenziale, sovversivo, becero, fascista, ma coerente ed omogeneo. Parla alla parte peggiore del paese, ma è una parte unita. Li lega sicuramente l’interesse al potere, al denaro, alla corruzione e all’evasione, ma sono, per così dire, ideali condivisi ed organici. Il vecchio adagio per cui in politica conta solo vincere non vale più. Gli ultimi governi vittoriosi, di destra come di sinistra, si sono sciolti come gelati al sole. Anche il significato e il valore di “vincere”, andrebbe rivisto. Vincere in politica non può significare solo prendere più voti, ma proporre costruire e realizzare un’idea di società che formi e definisca il paese e non si presti ad essere sradicata da un giorno all’altro.

La old lady dalla memoria di ferro

Lei, Margherita Cialdea, ha 83 anni ma ha una memoria di ferro.

Domani su Libero: Fini inchiodato, il pappagallo di famiglia ha deciso di parlare.